Splendore e ottimismo
Lunedì 22 Giugno 2009 09:06
Per capire le cose, e in generale quelle della vita, basta pensare alle parole che si pronunciano per comprenderne il significato, non alle loro definizioni, ma proprio all'unità "parola". Se noi pensassimo le parole che diciamo avremmo una capacità di capire le cose molto più alta di quella concessa dalle definizioni di comodo. Pensare alle parole è una delle verità che ci aiuta a capire il mondo. Una persona, una donna, un uomo, uno scrittore che pensa alle parole, un poeta, un artista, se ci pensa realmente e fermamente, compie un'operazione di rispetto imprescindibile e senza la quale non può definirsi artista, non può definirsi persona, uomo, donna. Realmente. Non mi riferisco tanto alle frasi, alla sintassi, o almeno non faccio riferimento solo a quello perché più in particolare penso alle parole. Una a una. Una davanti all'altra, prese singolarmente. In questi giorni le parole che ho usato e delle quali ho prestato più attenzione sono: Inizio, Luce, Ombra, Vento, Emozione, Acqua, Cielo, Calore, Uomo, Nascita, Bene, Cose. Splendore. Continuamente. Però oggi sarebbe giusto attendere. Attendere, aspettare, portare pazienza, limitarsi. Non si perderebbe nulla. Gli eventi accadrebbero ugualmente -la luce del sole sui rami del liquidambar, il cielo azzurro, purissimo- e potremmo fare a meno di tradirli col linguaggio. Arte sarebbe aspettare, concentrarsi, finché questi eventi divenissero da sé linguaggio. I muri delle case nell'azzurro cilestrino tralucono e i vetri delle finestre riverberano il blu intenso, immateriale in questa corposità permeata dalla luce del giorno. Tutto potrebbe essere senza nome. Eppure vero. Una giornata senza parole. Solo tatto, gusto, olfatto, vista.