| Scrivere il "Bene" e non il "Male" |
| Venerdì 30 Ottobre 2009 14:23 |
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Attraverso la sofferenza si impara. Eschilo nei celebri versi dell'Agammennone scriveva: "Zeus conduce i mortali alla saggezza/avendo fissato una valida legge:/conoscenza attraverso dolore. [...] Verso coloro che hanno sofferto, Dike inclina conoscenza". Scrivo questo perché parlare di "bene" e scriverlo può dar adito a diverse ambiguità se non si hanno idee che sul "male". Non è soltanto attraverso il male che si subisce a diventare accorti e solo attraverso illusioni e delusioni si acquista una corretta conoscenza delle cose. Ciò che l'uomo dovrebbe apprendere attraverso la sofferenza è l'intendimento giudizioso dei suoi limiti. Esperienza è dunque esperienza della finezza umana, in cui si sa di non essere padroni del tempo e del futuro. Questa esperienza e questa consapevolezza la si può avere anche rivolgendo lo sguardo e la propria arte al "Bene" di vivere delle persone e non soltanto al "Male". Anche scrivere questi due termini è questione molto discutibile: Male e Bene non sono agli antipodi; Male non è il contrario di Bene. La questione è molto più raffinata: scrivere e rivolgersi al "Bene" di vivere è complesso quanto occuparsi, così come fanno tantissimi artisti italiani e stranieri, al "Male". Platone nel suo Fedone indicava il corpo come origine dei mali per l'uomo: "Fino a quando noi possediamo il corpo e la nostra anima resta invischiata in un male siffatto, noi non raggiungeremo mai in modo adeguato quello che ardentemente desideriamo, vale a dire la verità. Infatti il corpo si procura innumerevoli preoccupazioni per la necessità del nutrimento; e poi le malattie, quando ci piombano addosso, ci impediscono la ricerca dell'essere. Inoltre esso ci riempie di amori, di passioni, di paure, di fantasmi di ogni genere e di molte vanità, di guisa che, come suol dirsi veramente, per colpa sua, non ci è pure possibile pensare in modo sicuro alcuna cosa.[...]" Platone successivamente riconosce la natura provocatoria di questo testo e attribuirà all'anima e alla sua parte peggiore il "Male", però in ogni caso imputava all'elemento materiale l'origine metafisica dei mali. Il male dipende non da un principio negativo, ossia da una natura fonte di male, ma dalla volontà dell'uomo e dalle cattive scelte che essa opera. Scrivere di "Bene", dunque significa avere la consapevolezza che il male e il peccato morale non sono il desiderio di realtà cattive, ma solo la rinuncia a una realtà migliore. In breve, se si vuole scrivere di "Bene" di vivere si è consapevoli che il male non sta nelle cose, ma nell'uso scorretto che ne fa l'uomo. Male sta nella scelta di cose inferiori in luogo di quel che è superiore.
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